Frase del giorno/7

•luglio 6, 2011 • Lascia un commento

“…

non inganniamo il tempo,
inganniamo noi stessi

…”

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Il Natale Civile

•giugno 9, 2011 • Lascia un commento

Di solito, quando arriva il giorno, mi alzo presto. Mi faccio la barba e la doccia. Mi sistemo i capelli, mi vesto per bene. Clima permettendo, in giacca e cravatta. La cravatta sempre e comunque. Quando sono pronto, esco di casa.

Con calma mi avvio verso la scuola elementare, che ho anche frequentato tanti anni fa. Scale, ingresso, ancora scale nell’atrio e prima dei gradini che portano al piano di sopra si entra nell’ampio corridio a sinistra. Aspetto, chiaccerando con gli altri, del più o del meno, o più probabilmente, del motivo per cui sono li.

Quando è il mio turno, entro e fornisco le mie generalità. Ricevo in cambio dei pezzi da carta e una matita. Entro in uno stretto loculo, tirando la tenda dietro di me. Leggo con attenzione i pezzi di carta. Mi prendo un secondo e rifletto, ricontrollo, per essere sicuro. Traccio un segno con la matita. Una semplice X, il più delle volte. Ripiego le carte ammodo ed esco, con il fare soddisfatto di chi ha fatto qualcosa di importante. Pochi passi e finalmente inserisco, con molta attenzione, le schede nelle rispettive urne. AH! Finalmente! Alleluja! Anche questa è fatta: a prescindere dal risultato, sono riuscito a dire la mia nel modo che conta di più!

Non sono una persona molto religiosa. Non credo a Dio. Credo alle persone. In un certo senso sono loro il mio Dio. Qualcosa che in modi imperscrutabili influenza il mio destino, nel bene e nel male. Ma anche qualcosa della quale, in un modo o nell’altro, sento di fare parte, insieme alle persone a tengo. Quindi qualcosa da proteggere e da servire, come una famiglia un po’ allargata della quale bisogna occuparsi. Ci sono molti modi per farlo, ma il gesto più simbolico e allo stesso tempo utile, è prendere decisioni. O meglio, partecipare alle decisioni prese nell’interesse di tutti. In altre parole votare. L’unico momento in cui si può veramente decidere qualcosa. Per me, per via di quello in cui credo, è qualcosa di sacro. Qualcosa di prezioso. A prescindere dalle possibilità che la mia opinione prevalga. Ho sempre votato con la stessa soddisfazione, anche quando ero certo che il mio voto non sarebbe servito a molto. Perchè per me, davvero, è il momento più sacro della mia vita civile.

Ormai mancano pochi giorni al Referendum. Il toto-quorum è al massimo. C’è chi dice si, c’è chi dice no. Ma il problema, ai fini del quorum, è chi dice “non ci vado” o peggio ancora “rifiuto la scheda”. Atteggiamento peraltro incoraggiato da una alcuni.

Non voglio parlare di quanto sia deplorevole che alcune istituzioni affermino che non andranno a votare. O di quanto sia deplorevole che altre istituzioni abbiano tentato (e abbiano fallito, per fortuna) di sabotare il voto. Non voglio neanche parlare di quanto sia meschino non votare sapendo che la maggioranza delle persone la pensa diversamente e sperando in questo modo di impedire il raggiungimento del quorum. Il punto è che quest’ultimo discorso è fin troppo facile. La naturale risposta è: cosa faresti tu al posto loro?

Per questo ho cercato di spiegare perché, al posto loro, io andrei a votare comunque. Poi, chiaramente, potete crederci o no. Mi sono trovato in situazioni simili ma mai in questa. Ma d’altro canto, non è certo colpa mia se da destra non vengono mai proposti referendum. A pensarci, è ironico, sono sempre li a dire di essere stati eletti dal popolo, di essere amati dal popolo, eppure sono sempre i più restii ad interrogarlo, il popolo!

Nuculare, si pronuncia nuculare

•giugno 7, 2011 • Lascia un commento

Questo post è una risposta a questo pezzo che a sua volta era la risposta al mio post precedente. Come potete leggere, il mio pezzo voleva essere una provocazione, in generale, sul voto al referendum. E’ stata intesa come una requisitoria anti-nucleare, populista, senza se e senza ma. La reazione: più di 3000 parole con uno stile ironico e brillante, a tratti pungente e provocatorio. Ma una volta levatasi la cortina scintillante di una prosa pregiata (che migliora con gli anni) la cantilena è la stessa dei vari pronucleare della TV, che si ergono a pragmatici risolutori contro gli idealisti dell’ambientalismo a tutti i costi. E per carità, alcuni sono davvero così, dicono no a prescindere e pensano che potremmo ricavare energia semplicemente abbracciando gli alberi. Io, e chi mi conosce lo sa, non appartengo a questa categoria. A me piace entrare (a volte a gamba tesa) nel merito, discutere e giungere ad una sintesi. E quindi ad una decisione. (D. prendi nota)

Per motivazioni di tempo, di spazio e di pazienza non risponderò a tutte le osservazioni mosse dal nostro eroe, anche perché molto di ciò che ha scritto sono indiscutibili informazioni  basilari sulla questione “Energia” e non strettamente pertinenti alla questione “Nucleare”, cioè, volevo dire “Nuculare”. (A D. piace prenderla alla lontana, si sa!)

In generale volevo spendere due paroline sul tono dell’articolo. E’ facile dire:

È di pubblica conoscenza i grossi lavori per realizzare una centrale, che forse son più sociali (nessuno le vuole) che economici! Ammortato il costo, beh, il guadagno è grosso e la vita può anche essere di 80 anni. Sapete quanto vive un impianto fotovoltaico? 25 anni in media.

O ancora:

[…] sapete quanto carbone ci vorrebbe per produrre l’energia per cui bastono solo 10grammi di uranio? 900 kg. 0,01 : 900. Fatevi un po’ le proporzioni.

Allora è vero che conviene? Ma anche no! Il nostro eroe qui ha scordato di dire alcuni fattori determinanti, soprattutto per un pragmatico che vuole affrontare gli idealisti: per esempio, per dirne una, s’è scordato i costi. Una centrale nucleare costa diversi miliardi di euro, l’impianto fotovoltaico migliaia di volte in meno. Il carbone costa circa 100$ alla tonnellata mentre l’uranio costa 115$ al kg, e bisogna considerare i costi maggiori di trasporto e trattamento (l’uranio non puoi semplicemente metterlo in un camion con un telo sopra). Riportare i dati in questo modo non è particolarmente obiettivo, per chi dice di voler pensare con la propria testa in opposizione alla massa di pecoroni che si fanno prendere dall’isteria.

Anche riportare tabelle anonime come questa non è molto credibile. Per esempio potrei citarti questa:

che ho preso da Wikipedia alla voce “Energia Nucleare”. Il nucleare risulta il più costoso, se si considerano tutti i costi, sia per il MIT che per la Commissione Europea (non parliamo mica di Greenpeace). Tralasciamo altre inesattezze e improprietà varie, tralasciamo anche che s’è scordato di dire che l’uranio sta per finire (si parla di qualche decennio), fattore forse trascurabile secondo lui. Quello che principalmente manca nel pezzo del nostro eroe è proprio il pragmatismo di tipo progettuale sull’argomento in esame: il nucleare in Italia! Non si può pensare al nucleare come ad un piano perfetto da applicare in un mondo ideale.

Primo, perché parliamo di entrare, da zero, nel nucleare:

“Così, in via del tutto generale, un conto è costruire un nuovo reattore in un paese, Francia ad esempio, che di simili impianti ne ha già molti, un conto è farlo dove non ve ne sono. Non è la stessa cosa. Non lo è sul piano dei costi: in uno studio del 2009 Moody’s stimava il costo del kilowattora di nuovi impianti del 35 per cento più alto di quello degli impianti esistenti. Non è la stessa cosa sul piano dei tempi. Costruire un reattore richiede circa cinque anni più i tempi burocratici e amministrativi: l’iter del nuovo reattore Epr finlandese (come quelli che si vogliono fare da noi) è iniziato nel 1998 e si dovrebbe concludere nel 2011-12, mentre il nostro governo stima (stimava, cioè) che il primo reattore sarà connesso alla rete entro il 2020. Dopodiché resterà in attività per sessanta anni.”

(e cito da qui, che avevo già citato nel mio primo articolo).

Secondo, perché siamo in Italia. E di questo fatto non si può non tenerne conto. Non è il problema energetico che ci spinge “sempre più fuori (ancor più) dall’ottica di competizione internazionale”. Sono la corruzione e la criminalità che ci costano quasi 300 miliardi di euro all’anno (ne spendiamo 35 importando energia), il tutto con la piena collaborazione (a volte si parla proprio di regia) della nostra classe dirigente. In un paese come il nostro dove le cose vengono costruite così, così, così, così o così è assolutamente idealistico pensare che una centrale nucleare venga costruita nei tempi previsti (il governo ha previsto meno di 10 anni, in Finlandia ce ne mettono 15 … si accettano scommesse: la finiremo prima o dopo il ponte sullo stretto?) e, soprattutto, in assoluta sicurezza. Anche tenendo conto che l’Italia è un paese a forte rischio sismico.

Già me lo immagino. Solo per la scelta del sito ci vorranno anni: alcuni siti saranno scartati per non infastidire governatori amici, altri per via delle proteste della popolazione locale. Quindi inizieranno i lavori, magari affidati alla solita amica: la Impregilo, più volte implicata in corruzioni, concussioni e catastrofi ambientali e umanitarie come quella dell’Aquila. Ricordiamo che alla Impregilo abbiamo affidato già il Ponte sullo Stretto, la SA-RC e parte delle infrastrutture per lo smaltimento rifiuti in Campania. Eppure tu pensi che il rischio sia una cosa che pesa poco sul piatto della bilancia, e che una centrale nucleare la faranno bene. E io sarei l’idealista? Nella migliore delle ipotesi, secondo me, ci ritroveremo tra 20 o 30 anni ad innaugurare una tecnologia obsoleta (perchè già oggi gli investimenti nelle alternative hanno superato quelli sul nucleare) che saremo costretti ad utilizzare (perché ormai l’avremo costruita) anche quando sarà economicamente svantagiosa (perchè il prezzo dell’uranio diventerà sempre più alto man mano che si esaurirà).

Sensatamente, si può chiedere quale sia l’alternativa al nucleare. A conti fatti, può non essere la scelta più conveniente, sicuramente non lo è a breve termine, ma ancora una volta, anche definendo una soluzione alternativa, non si può eludere il punto: con questa classe dirigente, anche l’eolico e il fotovoltaico fanno più danni che altro! Qualsiasi piano per l’energia, qualsiasi piano di sviluppo che miri a rilanciare il paese deve passare attraverso un ricambio al vertice. In altre parole: a questi non possiamo far fare amministrare nemmeno un condominio, figuriamoci una centrale nucleare. E se non riusciremo a mandarli via, non ci resta che un lento (se ci va bene) declino. Ma questa è un’altra storia.

P.S. Scusate se mi sono dilungato: dev’essere contagioso!

Quelli che …

•giugno 5, 2011 • 2 commenti

… refe-che?

… no, c’ho da fare!

… ma come faccio? Io voto al paese!

… ma chissenefrega!

non trovo più la tessera!

… no, ma io me ne vado al mare!

… seee, ma figurati che cambia se non ci vado!

… ah, perché, si vota?

… ah, non l’avevano cancellato?

… ah, l’hanno rimesso?

… ah, non l’avevano ricancellato?

… ma io sono per il nucleare!

… sono le solite cose dei comunisti!

… tanto di sicuro non si raggiunge il quorum!

… ma io sono indeciso!

Adesso immaginate che non si raggiunga il quorum. Sapete cosa sarebbe divertente? Una centrale nucleare, magari costruita all’italiana. Un incidente neanche troppo grosso, magari senza morti, ma con una fuoriuscita di acqua radioattiva. Aggiungiamoci anche qualche ritardo nell’informazione (lo hanno fatto quei dilettanti in giappone, figuriamoci noi). L’acqua contaminata, magari, finisce in una falda acquifera e quindi in un acquedotto. Privato. Il privato ritarderà fino all’ultimo minuto possibile la chiusura del suo acquedotto. Ma intanto molta gente avrà bevuto e forse si ammalerà, per non parlare di cosa succede al resto dell’ecosistema. A questo punto amici e parenti delle vittime potrebbero anche pensare di far causa al Presidente del Consiglio per procurata strage. Il quale, ovviamente, potrebbe anche avvalersi del legittimo impedimento (o simili) per sfuggire al processo.

Sapete, pensandoci bene, non è divertente neanche un po’.

 

Vedi anche:

A volte ripetono

•luglio 14, 2010 • 2 commenti

“[…] tutto ciò che era successo non era che il parto di un «conciliabolo di 4 o 5 sessantenni».”

Sentenza della Corte d’Appello al processo contro i partecipanti al golpe borghese – 29 novembre 1984

“[…]Può ritenersi ormai certo che nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 si attivò in Roma un tentativo di vero e proprio colpo di Stato[…] Un gran numero di uomini era stato raccolto e organizzato da Junio Valerio Borghese […] Sin dal 1969 il Fronte Nazionale aveva costituito gruppi clandestini armati e aveva stretto relazioni con settori delle Forze Armate […] Avrebbero dovuto essere occupati il Ministero degli Interni, il Ministero della Difesa, la sede della televisione e gli impianti telefonici e di radiocomunicazione; gli oppositori (e cioè gli esponenti politici dei diversi partiti rappresentanti in Parlamento), avrebbero dovuto essere arrestati e deportati. Il Principe Borghese avrebbe quindi letto in televisione un proclama, cui sarebbe seguito l’intervento delle Forze Armate a definitivo sostegno dell’insurrezione.

[…]Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 il piano comincia ad essere attuato, con la concentrazione a Roma di alcune centinaia di congiurati e con iniziative analoghe in diverse città: Militanti di Avanguardia Nazionale, comandati da Stefano Delle Chiaie e con la complicità di funzionari, entrano nel Ministero degli Interni e si impossessano di armi e munizioni che vengono distribuite ai congiurati. […] SandroSaccucci dirige personalmente un altro gruppo di congiurati, con il compito di arrestare uomini politici […] Il gen. Casero e il col. Lo Vecchio (i quali garantiscono di avere l’appoggio del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, gen. Fanali) dovrebbero invece occupare il Ministero della Difesa […] Il magg. Berti […] conduce una colonna di allievi della Guardia forestale […] che attraversa Roma e va ad attestarsi non lontano dagli studi RAI-TV di via Teulada […] Il col. Spiazzi muove con il suo reparto verso i sobborghi di Milano, con l’obiettivo di occupare Sesto San Giovanni […] L’insurrezione, già in fase di avanzata esecuzione, fu improvvisamente interrotta. Fu Borghese in persona a impartire il contrordine; ne sono tuttora ignote le ragioni”

Relazione della Commissione d’Inchiesta Parlamentare Pellegrino(pdf) – 12 dicembre 1995

Quattro sfigati, pensionati che si mettono insieme per cambiare le cose in Italia […] Infatti non sono riusciti in nessuna occasione.

Silvio Berlusconi sulla inchiesta sulla P3 – 13 luglio 2010

… e speriamo stavolta di non dover aspettare 25 anni per sapere come sono andate le cose!

Il cavallo sbagliato

•luglio 11, 2010 • Lascia un commento

E se alla, dopo tanto tuonare, Fini & co. uscissero davvero dal PdL? Le cause, volendo, potrebbero essere molte ma a mio avviso buona parte della spinta verso il punto di rottura del partito viene ironicamente dall’esterno, più precisamente dalla Lega. Proviamo ad immaginare un PDL senza Lega. Molte divergenze interne sarebbero automaticamente sanate (per esempio Unità d’Italia e federalismo) e sugli altri punti si potrebbe comunque trovare un punto di mediazione, persino sulla legalità: in fondo Fini vuole dimostrare solo di avere ancora un po’ di potere. E poi non vuole che Berlusconi vada in galera, vuole solo il Cavaliere salvi se stesso e i suoi sodali in maniera più discreta. E, cosa ancora più importante, se non ci fosse stata la Lega, probabilmente anche i ponti con l’UDC di Casini sarebbero più facilmente ricostruibili, o forse addirittura non sarebbero mai crollati.
Sicuramente la Lega è un alleato prezioso: ormai è arrivata al 10% su scala nazionale, intercetta il voto degli scontenti (soprattutto del PdL) e guadagna consensi con l’immagine di efficienza dei governatori regionali e appellandosi alla pancia degli elettori, facendo leva sulle paure e sulle frustrazioni. C’è però da chiedersi quanto sarebbero campati fuori da una coalizione in larghissima parte moderata e, soprattutto, senza le campagne stampa su immigrazione e delinquenza che hanno “fertilizzato” il terreno elettorale, indirizzandolo verso la xenofobia leghista. O addirittura ci si potrebbe chiedere quanto sarebbe campata la Lega con una campagna stampa contro, che magari avesse messo in luce quanto l’efficienza sia solo una facciata oppure i rapporti del partito con alcune banche e certe brutte storie di tangenti che vedono coinvolti alcuni fan del sole delle alpi.
Eppure Berlusconi, ancora una volta, sembra scegliere il cavallo più irruento ed ingestibile della coalizione ai puledri più cheti e moderati. La ragione? A mio avviso è molto semplice: la Lega non detta condizioni, gli basta che non gli si intralci la strada del federalismo (oggi ma magari secessione domani). In cambio è disposta a tutto, al contrario dell’UDC e del fantasma di AN, che, vuoi per tornaconto personale, vuoi per tradizione politica, spesso sembrano mettere i bastoni tra le ruote al Cavaliere, a volte addirittura con scrupoli di coscenza. In questa sorta di “patto col diavolo”, in cui neanche si capisce bene chi è il diavolo dei due, tuttavia, alla fine, rischiano di perderci entrambi: perse le componenti moderate, la debole identità del PdL finirà sempre più con lo schiacciarsi su quella più forte della Lega, perdendo, quasi in toto, la componente moderata che, da sempre, è decisiva elettoralmente.

Insomma alla fine il Cavaliere potrebbe proprio aver scelto il cavallo sbagliato, ed era dai tempi di Mangano che non gli capitava di sbagliare così tanto, in materia di cavalli.

Teatralità

•giugno 26, 2010 • Lascia un commento

Alla fine mi scopro inevitabilmente italiano, e voglio dire la mia sul mondiale. Noi italiani abbiamo una certa propensione alla teatralità ma alle volte sembra che sia proprio il destino a metterci del suo. Il mondiale del 2006 sembrava un film: lo scandalo di Calciopoli, una squadra criticata, una tragedia alla vigilia, una qualificazione difficoltosa, e poi ad ogni partita pathos e tensione da vendere, rischiando sempre e passando all’ultimo secondo: dal gol su rigore al 95′ con l’Australia ai due gol nel secondo supplementare con la Garmania. E poi la finale. Vinta ai rigori, che tante volte ci avevano punito in passato, proprio contro i “cugini” francesi. Una storia quasi troppo ben scritta per essere vera.

Qualcosa di simile è successo a questi mondiali appena passati (almeno per noi). Ancora una volta una squadra criticata, che stenta a carburare. Due partite virtualmente facili pareggiate, senza segnare mai su azione, per giocarsi tutto nell’ultima. E in quel match decisivo subire andare sotto di due gol. E finalmente, nei dieci minuti finali, il risveglio: due reti e tante occasioni. Ma purtroppo anche un gol subito. Ne sarebbe bastato un altro: se non ci avessero fischiato quel fuorigioco quasi invisibile o se ci avessero convalidato il gol respinto sulla linea. Bastavano 10 cm. Adesso saremmo agli ottavi, con la coscienza di poter fare tre gol in 10′ minuti, se vogliamo. Con la consapevolezza di poterlo difendere più dignitosamente, questo titolo. Probabilmente la squadra sarebbe stata incensata, almeno in parte. Ancora una volta si sarebbe parlato di Lippi che coi suoi cambi “risolve” la partita. Sicuramente si sarebbe parlato anche dei problemi (che ci sono e sono grossi) di questa squadra ma sarebbe cambiato tutto. Solo 10 cm. Quanto possono essere grandi 10 cm.

E invece niente. Si va a casa. E forse è più da Italia così: da sfiduciati si vince la Coppa del Mondo, da campioni in carica si va a casa al primo turno. Massì, ci si addice di più. E’ molto più teatrale.