Il cavallo sbagliato

E se alla, dopo tanto tuonare, Fini & co. uscissero davvero dal PdL? Le cause, volendo, potrebbero essere molte ma a mio avviso buona parte della spinta verso il punto di rottura del partito viene ironicamente dall’esterno, più precisamente dalla Lega. Proviamo ad immaginare un PDL senza Lega. Molte divergenze interne sarebbero automaticamente sanate (per esempio Unità d’Italia e federalismo) e sugli altri punti si potrebbe comunque trovare un punto di mediazione, persino sulla legalità: in fondo Fini vuole dimostrare solo di avere ancora un po’ di potere. E poi non vuole che Berlusconi vada in galera, vuole solo il Cavaliere salvi se stesso e i suoi sodali in maniera più discreta. E, cosa ancora più importante, se non ci fosse stata la Lega, probabilmente anche i ponti con l’UDC di Casini sarebbero più facilmente ricostruibili, o forse addirittura non sarebbero mai crollati.
Sicuramente la Lega è un alleato prezioso: ormai è arrivata al 10% su scala nazionale, intercetta il voto degli scontenti (soprattutto del PdL) e guadagna consensi con l’immagine di efficienza dei governatori regionali e appellandosi alla pancia degli elettori, facendo leva sulle paure e sulle frustrazioni. C’è però da chiedersi quanto sarebbero campati fuori da una coalizione in larghissima parte moderata e, soprattutto, senza le campagne stampa su immigrazione e delinquenza che hanno “fertilizzato” il terreno elettorale, indirizzandolo verso la xenofobia leghista. O addirittura ci si potrebbe chiedere quanto sarebbe campata la Lega con una campagna stampa contro, che magari avesse messo in luce quanto l’efficienza sia solo una facciata oppure i rapporti del partito con alcune banche e certe brutte storie di tangenti che vedono coinvolti alcuni fan del sole delle alpi.
Eppure Berlusconi, ancora una volta, sembra scegliere il cavallo più irruento ed ingestibile della coalizione ai puledri più cheti e moderati. La ragione? A mio avviso è molto semplice: la Lega non detta condizioni, gli basta che non gli si intralci la strada del federalismo (oggi ma magari secessione domani). In cambio è disposta a tutto, al contrario dell’UDC e del fantasma di AN, che, vuoi per tornaconto personale, vuoi per tradizione politica, spesso sembrano mettere i bastoni tra le ruote al Cavaliere, a volte addirittura con scrupoli di coscenza. In questa sorta di “patto col diavolo”, in cui neanche si capisce bene chi è il diavolo dei due, tuttavia, alla fine, rischiano di perderci entrambi: perse le componenti moderate, la debole identità del PdL finirà sempre più con lo schiacciarsi su quella più forte della Lega, perdendo, quasi in toto, la componente moderata che, da sempre, è decisiva elettoralmente.

Insomma alla fine il Cavaliere potrebbe proprio aver scelto il cavallo sbagliato, ed era dai tempi di Mangano che non gli capitava di sbagliare così tanto, in materia di cavalli.

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~ di Gray su luglio 11, 2010.

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