La democrazia al pallottoliere

•giugno 14, 2010 • Lascia un commento

E così, in questi giorni, mi sono ritrovato ad analizzare la situazione. Ad annusare l’aria, a vedere dove tira il vento, a sentire le variazioni di pressione nelle ossa. Anche se alla fine, essenzialmente, quello che ho fatto è stato contare.
Probabilmente intorno al 10 luglio si voterà la fiducia definitiva alla Camera dei Deputati sull’ormai celeberrimo ddl sulle intercettazioni. Dopo il passaggio al senato (poco più che una formalità) il decreto vola alla Camera dove le pressioni dei vari Alfano, Gasparri e compagnia cantante mirano a far approvare il decreto prima della pausa estiva: le prime date di cui si è sentita voce sono il 9 o il 10 luglio. Quali siano poi le motivazioni dell’urgenza (glissando su quelle del decreto), va al di là della mia comprensione. Perché un decreto così discusso non può avere un iter più sereno, e dev’essere approvato prima dell’estate non si sa. Forse il premier, alla prima estate da single dopo diversi anni, vuole farsi le sue scappatelle estive in santa pace. O forse la norma transitoria retroattiva (quella che salva chi è sotto processo ora) serve per salvare il poltronato deretano di qualche accolito. O forse un diversivo come i Mondiali di Calcio (che, guarda caso, finiscono l’11 luglio) “non capita tutti i giorni”, come diceva qualcuno parlando dei terremoti.Chissà…
Ma torniamo al punto. Anzi, ai punti. Perché la prossima votazione rischia di essere (o almeno, diciamocelo, lo spero) uno scontro deciso ai punti.
I numeri appaiono relativamente solidi per la maggioranza: tra PdL e Lega si arriva a 331, mentre IDV, PD e UDC arrivano a 269. C’è però da considerare il gruppo misto, costituito da altri 30 deputati, dai cui principali sottogruppi (API, PLI, MPA) sono uscite voci contrarie al decreto. Contando (ottimisticamente) anche loro si arriva a 299 contro 331.
Il margine appare ancora ampio ma anche nella maggioranza questo decreto ha provocato più di un mal di pancia, e non si parla solo del principale esponente dello schieramento avversario al principale esponente dello schieramento avversario, cioè Fini. Ho letto lamentele persino dei leghisti. Già, lamentele addirittura dai leghisti: quelli che in cambio del federalismo prenderebbero a bastonate il padre e la madre (anche perché spesso sono pure terroni).
Quindi facciamo un po’ di conti: quando si vociferava della “corrente” di Fini, la si quantificava in una ventina di deputati. Che volendo sarebbe già sufficiente a ribaltare l’esito del voto. Se si sommano altri possibili dissidenti il pericolo si fa ancora più tangibile.
Resta da capire la reale posizione di Fini e del resto della maggioranza. Il clima indubbiamente è teso, anche per altri motivi: la storia della cricca, che coinvolge i vertici del partito (come Verdini), leghisti ed ex-AN (anche non più fedeli a Fini) litigano un giorno si e uno no sull’Unità d’Italia o sulla Nazionale: sciocchezze che nascondo spaccature di principio molto più profonde. Quanto a Fini, tra un incontro con Casini e uno con Napolitano, tramite Farefuturo si è dichiarato molto poco contento del testo uscito dal senato, auspicando “modifiche” alla Camera. Auspici che si sono infranti sui granitici dinieghi in nome della celerità di Alfano & Co., che si lamentano di come il testo si stato cambiato troppo e guardano già a nuove riforme della giustizia in senso piduista (i.e. separazione delle carriere). Insomma sarà un mese interessante, in cui Fini proverà a far sentire il suo peso e se, com’è probabile, non sarà ascoltato si potrebbe arrivare al punto di rottura. Un mese interessante, dicevo. Che probabilmente trascorrerò a cercare di capire le intenzioni, a saggiare le reazioni, ad analizzare le dichiarazioni, e soprattutto a contare. Pallina bianca da una parte, pallina nera dall’altra. Perché è così che ormai misuriamo la nostra democrazia: al pallottoliere.

La zampa d’elefante

•aprile 16, 2010 • 6 commenti

elefante

Mi capita spesso. Beh, è vero anche che per me è una specie di mania, un’ossiessione. Si comincia a parlarne e le reazioni, in genere, sono di due tipi: da un lato ci sono quelli come me e dall’altro ci sono quelli che cominciano a guardarti scocciati, annoiati. I più educati cercano di dissimulare, di non fartelo capire aspettando pazientemente. Altri ti interrompono e cambiano argomento. Altri ancora provano a dire qualcosa ma senza troppa convinzione. E poi ci sono quelli che liquidano tutto con una battuta.

Per me è una cosa scomoda. E’ quasi un handicap. Voglio dire che è una cosa importante. Sbaglierò, forse. Non lo so ma io penso che sia importante e che riguardi tutti. Eppure non sento di poterne parlare liberamente. Devo prima sondare il terreno. Cercare di capire, quando ho a che fare con qualcuno che non conosco bene, se può essere interessato all’argomento oppure no. Cercare di capire se gli va di discuterne o se sarebbe solo scocciato.

Una situazione che mi è capitata più volte si svolge più o meno così. Un gruppo di persone, tu e un’altra che parlate di quest’argomento. Appartati, in disparte, quasi di nascosto. Come se fosse qualcosa di cui vergognarsi. E se qualcuno ti scopre fa quella faccia tipica che sta a significare: “Che palle!” e poi scappa.

La cosa peggiore che si può fare è cercare di capire, parlandone con gli altri, perché c’è questo disinteresse. Sicuramente è un loro diritto. O no? A dire la verità secondo me lo è fino ad un certo punto. Ma non è che li si può costringere. E poi forse è vero, sono anche io che forse esagero con questo argomento. Qualche volta anche io ho cercato di capire perché non interessa. Le reazioni più comuni sono:

– menegreghismo, “tanto non mi cambia niente”;

– impotenza, “tanto non posso farci nulla”;

– qualunquismo, “tanto sono tutti uguali”;

e infine la più gettonata e spesso associata alle altre, nonché la mia preferita, è la risposta del disilluso: “tanto è una cosa sporca”.

Che il menefreghismo sia un’approccio decisamente miope è evidente: tu te ne potrai anche fregare ma l’argomento in questione influenza la tua vita. Quelli che invece pensano di non potere nulla sono come quelli che siccome c’è lo smog allora pensano che non serva a nulla smettere di fumare. Il qualunquismo invece è già ad un livello superiore. Spesso è un po’ un alibi per chi, in fondo, sa che dovrebbe interessarsi e non lo fa. In fondo è solo un pregiudizio per giustificare la propria pigrizia. E infine il mio preferito: il disilluso. Quello che tanto “è una cosa sporca”. Ma se quelli che capiscono l’importanza della “pulizia” non si interessano e l’argomento viene lasciato agli altri è chiaro che la cosa continuerà a restare sporca, no?

Tanto ormai è andata così. La nostra generazione ha i suoi argomenti di moda e i suoi temi out, e questo è out. Già, forse è solo una questione di moda. Negli anni ’70 era di moda, come i pantaloni a zampa d’elefante, e oggi invece no. E allora? Sapete che vi dico? Chissenefrega, mica dipende da me, e poi neanche li si distingue più: sono uno peggio dell’altro.

Ah, se hai letto fin qui e non hai ancora capito, non preoccuparti, parlavo di politica.

L’alternanza

•aprile 12, 2010 • Lascia un commento

Principali leader del centrosinistra: Occhetto, Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli, Prodi, Veltroni, Franceschini, Bersani

Principali leader del centrodestra: Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi

Rasoiate elettorali

•marzo 30, 2010 • Lascia un commento

Risultato finale: 7 a 6 per il centro-sinistra. Grande trionfo del centro destra. Questa sinistra perde anche quando vince.

Grande vittoria di Vendola sul PD. Pardon, sul PDL.

Sicilia, Calabria e Campania finalmente insieme sotto l’egida di Berlusconi. E sono le uniche regioni non del nord in cui ha vinto (esludendo il Lazio). E se al nord l’ha aiutato la Lega … in Sicilia, Campania e Calabria chi l’ha aiutato?

Rispetto alle ultime europee: Piemonte PDL -7%, Lega +1%; in Lombardia PDL -2%, Lega +4%; in Veneto PDL -5%, Lega +7%. Vai così, Silvio.

Eletto in Lombardia “il Trota”, cioè il figlio di Umberto Bossi. Il nomignolo gliel’ha dato il padre. Devo anche commentare?

Eletta Nicole Minetti, l’igienista dentale di Berlusconi con fisico da pin-up. Non so chi dei due abbia passato più tempo nella bocca dell’altro.

A Venezia Brunetta si ferma al 42%. Risultato corto. Meglio per lui: con l’acqua alta se la rischia.

Berlusconi aveva detto: astenersi significa votare a sinistra. Boom di astensioni. Ora si dimetterà, vero?

1 = 2 = X ?

•marzo 22, 2010 • Lascia un commento

Lui non si arrenderà mai. Nemmeno alla realtà. Col passare del tempo mi sembra sempre più una persona incapace non solo di affrontare ma anche semplicemente di riconoscere la sconfitta. Basti ricordare la sua reazione alle politiche del 2006, quando parlò apertamente di brogli per mesi. Figuriamoci se una eventuale sconfitta elettorale a queste regionali può riuscire a fargli ammettere qualcosa. Tanto più che in queste elezioni su 13 regioni al voto ben 11 hanno amministrazioni uscenti di centro-sinistra. Questo gli permetterà, anche se vincesse solo in 3, 4 o 5 regioni, di sostenere che è stata una vittoria perché sarebbe riuscito a strappare qualche regione ai “rossi”. Quindi, in base all’andamento del voto, le sue reazioni possibili sono quelle di una “grande” vittoria (che gli permetterebbe di fare quello in qualsiasi momento: separazione delle carriere, repubblica presidenziale, immunità, etc) o di una “piccola vittoria” (che gli permetterebbe di fare quello che vuole solo un po’ più lentamente). Questo però è quello che penserà lui. In realtà però bisogna vedere cosa ne pensano alleati e sottoposti.

Da una parte abbiamo un Fini che in piena campagna elettorale annuncia la nascita di “Generazione Italia”, un movimento che “aggrega forze a sostegno della sua leadership”, a detta del fondatore Italo Bocchino. Molto acuta la scelta dei tempi: Berlusconi non ribatterà e non si metterà a fare polemica su questo argomento proprio in campagna elettorale. Fini quindi sembra stanco di aspettare. Chissà se gli altri che aspettavano (e la lista è lunga) rimarranno a guardare.

Dall’altro lato ci sono una serie di situazioni locali che danno da pensare. In primis quella siciliana, dove Lombardo ha consumato la scissione dall’ala “realista” del PdL, quella fedele al capo. La situazione siciliana è molto più di un indicatore. Anche non volendo scendere nei dettagli dei rapporti tra il PdL e la mafia siciliana il legame resta comunque forte: dei 13 ministri gli unici 3 del sud sono siciliani, molti dei fondatori di Forza Italia sono per l’appunto siciliani (come Dell’Utri, ad esempio) e in quella regione Forza Italia, e poi il PdL sono sempre stati il primo partito ed hanno sempre vinto. Una spaccatura del genere in Sicilia sarebbe come se in Veneto la Lega si separasse dal PdL e corresse da sola (cosa che, tra l’altro, stava per succedere).

Insomma il PdL e Berlusconi sono messi a dura prova. Lui non cambierà il suo atteggiamento di fronte a niente. Ma quando una nave affonda i topi scappano anche se l’orchestra continua a suonare. Uno striscione alla manifestazione del PdL a S. Giovanni diceva: “Silvio sei meglio di Giulio Cesare”. Ecco, io penso che potrebbe fare la stessa fine. Non saranno le elezioni a fermarlo (sarebbero brogli) e nemmeno una eventuale condanna giudiziaria (sarebbero magistrati rossi). Sarà qualcuno che a furia di guardargli le spalle vi ha trovato il suo punto debole.

Ve le ricordate le 3 I ?

•marzo 15, 2010 • Lascia un commento

Ma ve le ricordate le tre I della riforma della scuola che volevano Berlusconi e la Moratti? Le tre I che stavano a rappresentare una maggiore formazione in Inglese, nell’Informatica e nella gestione di Impresa. Ve le ricordate? Beh, adesso potete anche dimenticarle.
In seguito alla nuova riforma Gelmini si perdono molte ore di lezione e intere materie vengono sradicate, o quantomeno ridotte dai Piani di Offerta Formativa. Per esempio al classico si perderà buona parte della già scarsa matematica, buona parte della lingua straniera e storia dell’arte. Allo scientifico invece sarà quasi impossibile fare la doppia lingua straniera, e persino matematica e fisica hanno subito tagli. Il culmine si raggiunge al linguistico dove sparisce quasi del tutto il latino e buona parte dell’italiano. Inoltre addio musica e diritto, e si farà anche meno matematica. Come si fa a cambiare così tanto non solo la scuola ma anche il proprio programma nell’arco di qualche anno senza che nessuno dica niente?
Oppure, forse, siamo noi che ricordiamo male … le tre I magari stavano per qualcos’altro: Italiano (ed è già tanto se continuiamo a studiarlo), Italia1 (quello che non ti da il liceo te lo da la TV , no?) e Impresa, che resta uguale, perché sarà un’impresa trovare un lavoro decente o laurearsi non sapendo un cazzo di inglese e di informatica.

PS

Qui trovate l’articolo che spiega un po’ meglio.

Riflessioni in ordine sparso sulla mostra di De André

•marzo 13, 2010 • Lascia un commento

Le foto pubblicate sono una gentile cortesia di Vide83

La prima cosa che ho pensato è la stessa cosa che penso quando di solito si parla di lui. Cosa ne avrebbe detto lui, così anti-divo e schivo per natura, di una mostra su Fabrizio De André? Probabilmente sarebbe stato imbarazzato dalla sola idea. Beh, si, probabilmente sono presuntuoso a credere di sapere cosa avrebbe pensato ma nell’assurdo mondo in cui viviamo una persona che non si conosce affatto può influenzare molto la propria vita. E così è stato per me e per lui. Mi ha insegnato molto, e continua a farlo senza aver mai saputo della mia esistenza. E spesso mi manca il suo punto di vista sulle cose e mi chiedo cosa direbbe lui. E lui, lui che prudenzialmente si definiva cantautore anziché poeta, lui che, in un certo senso, aveva fatto il cantante, l’artista per poter fuggire le responsabilità di un lavoro, una famiglia ed una vita normale, lui che a volte fuggiva anche dal suo ruolo di artista, quando gli veniva imposto dagli altri, beh, lui probabilmente non sarebbe stato a suo agio sapendo di una mostra su di sé. Questo pensavo, mentre guardavo la mostra. Soprattutto poi, immagino, non sarebbe stato affatto a suo agio a sapere che alcuni suoi pezzi di vita privata erano li, esposti a tutti: non solo note sulle sue canzoni ma lettere, dediche e persino biglietti dei genitori e pagelle di scuola. “No, no – pensavo mentre guardavo le sue foto da ragazzo – questo a lui non piacerebbe!”

Comunque devo dire la verità: non mi aspettavo che ci fosse tanta gente. E non mi aspettavo neanche che ci fosse così tanta gente giovane. Le età dei visitatori a occhio e croce variavano tra i 7 e i 70 anni ma i più erano ragazzi sulla ventina o poco più. E io che pensavo che non piacesse ai giovani. Che magari non era conosciuto. E invece … in ogni caso è molto ironico. Fare il cantante per sfuggire alle regole della società, per sfuggire alle responsabilità di una vita normale per poi trovarsi sulle spalle la responsabilità di contribuire alla formazione morale e culturale di intere generazioni, anche dopo la morte.
Eppure, sapete, ad un certo punto mi sono un po’ ricreduto sulla mostra. E’ stato quando ho visto una ragazza, da sola, nella penombra, recitare sottovoce le parole di una sua canzone mentre gli occhi le si appannavano. Ecco, si, le persone e le loro emozioni. Forse questo gli sarebbe piaciuto. Forse, se fosse stato li, avrebbe voluto vedere che gente c’era e cosa stava provando. E magari avrebbe voluto parlarci. Conoscerla. Non come un “incontro col pubblico”, no, io me lo immagino li, nella penombra, lontano dalla folla, che si avvicina a qualcuno semplicemente per parlare, per capire un altro pezzo di umanità.
No, non ho alcuna pretesa di conoscere Fabrizio. E’ solo che a me piace immaginarlo così.