L’Irreversibilità (prima parte)

Premessa: per la prima volta pubblico un racconto che ho scritto io su questo blog. Mi raccomando, se dovete commentare siate buoni ma anche obiettivi. Il racconto è un po’ lungo e così l’ho diviso in più parti che pubblicherò nei prossimi giorni. Buona lettura.

Frugando vecchie carte l’attenzione fu attratta da una ricevuta di tintoria. Era sbiadita. Sembrava di almeno tre anni prima. Avevano pulito un soprabito, la data sembrava 23 Febbraio. Perché far pulire un soprabito in pieno inverno?
Non era l’unica cosa strana. Anche lo stesso fatto di aver conservato interi scatoloni di cose del genere dava da pensare: un vecchio biglietto del cinema, l’abbonamento del bus del ‘99, un pacchetto di cerini preso in un locale e addirittura volantini ricevuti in strada e scontrini del supermercato. Non era la prima volta che si soffermava a rifletterci su. Quando stava per gettare via qualcosa si sentiva sempre come esposto alle conseguenze di un’imprudenza. Allora cercava dei pretesti per convincersi di essere ragionevole a voler conservare o quanto meno rimandare la separazione: “chissà può essere utile”, “però è un oggetto carino” oppure “ora lo metto in tasca ma al primo cestino…”. Alla fine solo la limitata capienza delle tasche lo convinceva a buttare le cose inutili che gli passavano per le mani, ma lo faceva sempre con qualche remora.
Spesso si era chiesto il perché di quella mania. Di spiegazioni ne aveva vagliate tante. Alle volte vedeva il comportamento come una sorta di riciclaggio, quasi una protesta contro il consumismo. Altre volte aveva pensato a se stesso come ad un collezionista: per esempio, si diceva, sarebbe stato bello conservare tutti i biglietti dei musei visitati. Tuttavia quelle volte che riusciva ad essere più onesto con se stesso concludeva che quel comportamento derivava dalla sua paura dell’irreversibilità, delle scelte senza rimedio, senza ritorno. Separarsi da qualcosa per sempre: il solo pensiero lo atterriva. A prescindere dall’importanza dell’oggetto in questione quel “per sempre” calava con il rombo di un ponte che crolla alle proprie spalle. Piuttosto che affrontare quel rombo preferiva ritrovarsi, a fine giornata, le tasche piene di cartacce e cianfrusaglie varie, molte delle quali sarebbero comunque finite nel cestino ma non prima di un’attenta valutazione.
Certo, convivere con qualcuno aveva migliorato la situazione anche se solo da un punto di vista “pratico”. Già, perché anche se avere una lei che affettuosamente ti svuota le tasche dal ciarpame raccolto quotidianamente riduce le cartacce in giro per casa, l’inquietudine di lui era anche peggiorata: non solo veniva fatta una scelta “irreversibile” ma era anche qualcun altro a farla! Non di rado c’erano state discussioni in proposito tra i due.

… continua qui

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~ di Gray su dicembre 20, 2009.

Una Risposta to “L’Irreversibilità (prima parte)”

  1. […] L’Irreversibilità (seconda parte) …continua da qui […]

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