La seconda morte del Commissario Cattani

Non so voi ma io non ricordo molto di quando ero piccolo. I miei ricordi veri cominciano intorno alle scuole medie, delle elementari ho solo qualche flash. Poi ci sono i ricordi in qualche modo “ricostruiti” dai racconti di amici o parenti. Per esempio c’è quest’aneddoto su Michele Placido che mia madre mi ha raccontato tante di quelle volte che mi sembra quasi di ricordarmelo. Insomma sarà stato il ’90 o giù di li e il commissario Cattani era appena stato ucciso nell’ultima puntata de “La Piovra 4”. Io avrò avuto non più di 6 anni ed ero rimasto sconvolto, perché non capivo ancora che era solo un finzione. Certo, ci sarebbe da riflettere sul fatto che i miei mi facessero guardare La Piovra, quando avevo 6 anni, ma lasciamo perdere. Insomma ci ero rimasto male.

Poco tempo dopo, mia madre venne a sapere che Michele Placido sarebbe intervenuto alla presentazione di qualche film vicino al mio paese e allora decise di portarmici per farmi vedere che stava bene. Certo, non lo fece solo per rimuovere il mio trauma: quando si parla di Michele Placido lei diventa una specie di groupie impazzita. Arrivati li c’era una grandissima folla e non si riusciva nemmeno a vederlo, allora mi prese in braccio e mi spinse verso di lui, dicendo: “Guardalo, vedi che sta bene?”. A questo punto la leggenda vuole che l’attore, sentendo quelle parole, capì la situazione e mi accarezzo come per dimostrarmi che era vero che lui era ancora vivo.

Purtroppo mi rendo conto di non ricordarmelo davvero. Eppure oggi credo di aver provato una sensazione simile a quella che provai a 6 anni.  Mi è sembrato che qualcuno tendesse un nuovo agguato al Commissario Cattani, che qualcuno lo uccidesse di nuovo. E’ successo quando ho letto le dichiarazioni odierne del nostro Presidente del Consiglio:

“Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo.”

Su una cosa, Berlusconi è sempre stato più avanti di tutti: è forse quello che più comprende l’importanza della comunicazione di massa. Quella fiction, e molte altre di quel tipo che si sono susseguite negli anni, hanno avuto un valore catartico: hanno instillato in molti di noi un odio profondo per la mafia. Chissà, magari, se non fosse stato per quella stagione culturale, frasi come “con mafia e camorra bisogna convivere” o “Mangano è un eroe” sarebbero pronunciate ogni giorno senza vergnogna anzi, magari nel plauso generale. E lui lo sa. E ci pensa con rimpianto.

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~ di Gray su novembre 28, 2009.

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