Nucleare tabù?

Anche sta volta non ho parole e mi limiterò ai fatti.
16 ottobre 1964: la Cina testa la prima bomba nucleare nel territorio di Lop Nur, nella parte occidentale del paese. Nei successivi 32 anni circa una cinquantina di test, in superficie (i più pericolosi), nel sottosuolo e in atmosfera, si susseguiranno nella stessa zona. Una cifra neanche paragonabile agli esperimenti statunitensi (1039) o russi (718) ma che presenta una sostanziale differenza: non è mai stato rilasciato nessun dato pubblico, non sono mai state prese contromisure ufficiali, insomma, non si è fatto nulla per proteggere la popolazione delle zone limitrofe al deserto scelto per i test. La Cina risulta essere l’unico paese ad aver sperimentato armi nucleare in superficie nei pressi di zone (seppur scarsamente) abitate. I risultati? Nessuno li sa di preciso, perché i governi cinesi non hanno mai autorizzato indagini o permesso la divulgazione di dati ufficiali sull’incidenza di tumori e altre malattie causate dalle conseguenze dei test. Tuttavia il professore Jun Takada, un consulente del governo giapponese in materia, ha fatto una stima e i numeri sono terrificanti: si parla di circa 190 000 morti e di più di 1 milione e mezzo di persone esposte alle radiazioni durante i 32 anni di test. Takada ha fatto le sue rivelazioni il 28 marzo, un mese fa (per maggiori informazioni guardate qui e qui). Da una piccola ricerca però risulta che il problema era già venuto fuori una decina di anni fa, in occasione di una visita di Tony Blair in Cina ma è la prima volta che vengono effettuati studi sistematici perché, da allora, non è cambiato nulla: il governo cinese continua a impedire anche semplici studi sull’inquinamento dell’aria e dell’acqua nelle zone colpite. E continua ad ignorare le richieste di supporto delle persone affette da malformazioni e malattie ereditarie. Il maggior numero di decessi si è registrato nell’unità dell’esercito incaricata di raccogliere campioni: come potete vedere nel video che “pubblicizzava” i test, i militari venivano mandati a compiere i prelievi a cavallo e con delle semplici maschere antigas. E’ semplicemente raccapricciante.

Ho cercato presso le testate italiane traccia della notizia. Niente. Mi sono chiesto perché. Perché non si è voluto parlare di questo scandalo, molto più grave, a mio avviso, di quello del latte avvelenato di qualche tempo fa, e addirittura del terremoto nel Sichuan, di cui si è invece ampiamente parlato. Poi la semplice parola “nucleare” ha fatto scattare un collegamento: vuoi vedere che non si vuole associare la parola “nucleare” ai suoi effetti negativi? Vuoi vedere che è uno, forse il primo di una lunga serie, dei tentativi di nascondere gli aspetti negativi del nucleare, per farlo sembrare bello e “pulito” in vista della realizzazione delle centrali nucleari nel nostro paese? No, non è possibile. E’ troppo, ho pensato. Non ci credo che siamo arrivati a questo punto. Poi, in serata, ho visto questo:

Una semplice e ingenua battuta ha richiesto una dissociazione immediata della conduttrice.
Forse è vero. Forse siamo già a questo punto.

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~ di Gray su aprile 19, 2009.

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