Il quadro d’insieme

Mappa di pericolisità del rischio sismico (fonte INGV)

Mappa di pericolisità del rischio sismico (fonte INGV)

E’ l’una e venti. Qui a Roma è arrivato un altro fremito. Qui non è niente. Una leggera spinta, poco più, ma mi chiedo cosa sia stato per loro.

In questi casi “non si sa bene cosa dire”. Molti su Facebook l’hanno scritto. La mia natura mi porta a cercare di dire qualcosa di utile e lucido. La mia formazione mi porta a cercare di dire qualcosa di scientificamente significativo. Il mio mal di testa mi porta a cercare di dire poco ma la vedo dura: e’ tutta la giornata che vedo informazioni da varie fonti e la visione d’insieme che ne ho avuto è a agghiacciante.

Il fatto ormai è noto. 6/4/2009 – La terra trema in Abruzzo. Crolli a L’Aquila, interi paesini cancellati. Il numero dei morti, nel momento in cui vi scrivo, pare abbia superato i 150, e ancora si scava alla ricerca dei dispersi.

Seguendo la giornata tra internet e TV una serie di dettagli mi hanno colpito. In ordine cronologico, il primo è stato il balletto delle cifre sulla magnitudo dell’evento, iniziato subito dopo la scossa più importante. Il primo dato che ricordi, su LaRepubblica.it riportava 6.7 della scala Richter.  Altre fonti dati simili, anche se più bassi. Già questo tornava poco: la scala Richter è abbastanza univoca (non come la Mercalli). Cercando quindi si fonti istituzionali mi sono imbattuto nel sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il quale però non esibiva i dati in tempo reale, come avrebbe dovuto, ma mostrava questo avviso:

Rischio Sismico, Rischio Vulcanico, Rischio di Non Sapere.

Le informazioni contenute in queste pagine sono state sinora garantite dal lavoro del personale, precari e non, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Il personale dell’INGV ha decretato lo stato di agitazione contro l’emendamento 37bis alla proposta di legge 1441 quater, che provocherebbe il licenziamento del personale precario portando ad uno stato di crisi le attività istituzionale svolte dall’Ente. Di conseguenza si procederà alla sospensione dell’informazione telematica e telefonica non istituzionale, relativa ai terremoti che avvengono sul territorio nazionale.

Andiamo bene, ho pensato. Ecco perché i dati non erano concordanti, e quindi neanche corretti.

Ma andiamo avanti.

Continuando a cercare su internet è venuto fuori che la zona era stata interessata da un’intensa attività sismica per tutti gli ultimi mesi. Inoltre è saltata fuori la storia della previsione operata da un tecnico del Laboratori del Gran Sasso (non uno squinternato, quindi), tale Gioacchino Giampiero Giuliani, che negli ultimi giorni si era parecchio dato da fare cercando di mettere in allarme la popolazione, beccandosi addirittura una denuncia per procurato allarme. Le previsioni di Giuliani hanno dei fondamenti scientifici noti alla comunità dei geologhi da anni, ovvero il legame tra l’emissione di Radon e l’attività sismica. Tuttavia non sono assolutamente in grado di prevedere con esattezza l’entità e le coordinate spazio-temporali del terremoto. Come potete leggere qui Giuliani aveva “previsto” l’evento per una settimana fa, in un posto diverso dall’epicentro reale. E qualche giorno dopo aveva dichiarato addirittura lo scampato pericolo in un’intervista. Quindi la previsione operata per quanto scientificamente interessante (non era del tutto errata) sarebbe stata praticamente inutile.

Ma andiamo avanti.

Pomeriggio davanti alla TV, a casa di amici. Pare che la macchina dei soccorsi funzioni bene. Il Premier, il Ministro dell’Interno e il Capo della Protezione Civile esprimono soddisfazione per la tempestività dei soccorsi, operativi già dopo “un quarto d’ora”. Nella tragedia, davanti ad immagini crude e crudeli quelle frasi suonano tranquillizzanti. Inoltre in molti ribadiscono che “i terremoti non si possono prevedere”, rispondendo così alla profezia di Giuliani.

Ma andiamo avanti.

In serata leggo alcune testimonianze da Onna e da Tempera, due tra i paesi cancellati dal sisma.  Alcune frasi mi fanno davvero rabbia:

“Ho fatto quello che dovevo, ma non dopo otto ore”, racconta uno dei giovani, dando voce al malumore che serpeggia tra i residenti per i tempi con i quali sarebbero stati attivati i soccorsi. “I primi ad arrivare sono stati Carabinieri e Guardia di Finanza, dopo le 9”, sostiene Gianfranco. “Dopo 15 ore – aggiunge una signora – siamo ancora qui, solo con qualche bottiglia d’acqua. Non ci hanno portato neanche da mangiare, non ci hanno detto cosa fare, dove andare”. Nei giorni scorsi “non hanno fatto altro che tranquillizzarci – continua una ragazza -, dicendo che si trattava di normale attività sismica, invece di spiegarci cosa avremmo dovuto fare nel caso di una scossa più forte”.

Il ragazzo, nella tragedia, è stato più lucido di qualcun’altro in condizioni normali.

Ma andiamo avanti.

Mi fa ancora più rabbia notare che molti crolli potevano essere evitati applicando le norme anti-sismiche, previste dalla legge, ma spesso ignorate o derogate. Una stima ottimista sostiene che in Italia sono circa 80 000 gli edifici pubblici vulnerabili.

Ma andiamo avanti.

La scorsa estate in Giappone c’è stato un terremoto di 7.2 gradi della scala Richter (quello di ieri era di “soli” 5.8). Le conseguenze sono state: un paio di decine di morti, qualche centinaio di feriti, un paio di migliaia di sfollati. Inoltre una piccolissima perdita radioattiva in una centrale nucelare.

Ad un certo punto ho messo insieme tutte queste cose e ho provato semplicemente paura e rabbia.

Una popolazione impreparata in strutture inadeguate ha dovuto affrontare questo cataclisma ricevendo per giunta gli aiuti in ritardo. Certo, i terremoti non si possono prevedere con precisione. Soprattutto tagliando i fondi alla ricerca. Tuttavia nelle zone a rischio sismico (come l’Abruzzo, e buona parte d’Italia) e’ praticamente certo che prima o poi si verificheranno. Perché non si è investito nello studio e nella previsione, anziché tagliare? Perché non si è preparata la popolazione che viveva in una zona a rischio a simili allarmi? Perché non si erano messi in sicurezza gli edifici che non rispettavano le norme anti-sismiche? Perché in una zona in attività sismica da mesi si è dovuto aspettare per ore i soccorsi? PERCHE’, DA PERFETTO ITALIANO, MI SENTO STUPIDO E ASSURDO A FARE DOMANDE DI CUI TUTTI CONOSCIAMO LA RISPOSTA?

Chiudo con la riflessione che mi ha inquietato più di tutte. Qualunque geologo può confermare che prima o poi, tra 6 mesi o 10 anni l’Italia tremerà ancora. In Giappone, nazione all’avanguardia sia dal punto di vista dell’architettura anti-sismica che dal punto di vista della preparazione agli eventi sismici, un terremoto più imponente di quello di ieri ha fatto molte meno vittime e ha causato una piccola fuga radioattiva. E da noi, cosa pensate che succederà? Non parlo dell’Italia di oggi, con i suoi 80 000 edifici vulnerabili, vi chiedo cosa succederà in futuro?  Vi chiedo dell’Italia di domani, con il suo “Piano Casa” e le sue centrali nucleari. Cosa pensate che succederà quando la terra tremerà ancora?

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~ di Gray su aprile 7, 2009.

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