L’Arte della Disinformazione/1

Dopo una pausa dovuta a motivi sentimentali (dovevo salvare un computer da Windows), torno a scrivere innaugurando una nuova sezione: l’Arte della Disinformazione. Chi mi conosce sa cosa penso dell’informazione “mainstream” in Italia. Non lo ripeterò qui perché potrebbero leggere dei bambini. Tuttavia in questa sezione riporterò, quando ne avrò modo, dei lampanti esempi di quella che io chiamo, appunto, Arte della Disinformazione. Già, perché gli italiani devono mettere un po’ d’arte in tutto quello che fanno. Disinformare e basta è facile, però, a farla troppo sporca, si rischia di sconfinare nella diffamazione o comunque nell’affermazione del falso: è qui che scatta l’arte. Disinformare ma con eleganza, con “rielaborazioni” della realtà, con omissioni, con interpretazioni spacciate per fatti. Spesso, tuttavia, un lettore critico (e ho la presunzione di ritenermi tale) può accorgersi del “trucco”, o quantomeno avere qualche grosso dubbio, anche ad una prima lettura e senza controllare i fatti (cosa che comunque è sempre bene fare). Proprio come mi è successo oggi. La notizia è visibile su diverse testate ma il senso è quello un po’ ovunque. Eccovi l’articolo dalla prima testata in cui l’ho trovato (perché gli aveva dato più visibilità):

Stop a Grillo: firme insufficienti per referendum

Roma – Doccia ghiacciata per Beppe Grillo. Strada sbarrata dalla Cassazione che sentenzia il stop al referendum urlato dal comico genovese in occasione dell’ultimo “Vaffaday”. Non ci sarebbero, infatti, tutte le 500mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui tre quesiti sull’informazione depositati da Grillo in Cassazione, lo scorso marzo.

Lo stop della Cassazione La Corte di Cassazione ha imposto uno stop al referendum sull’editoria promosso da Beppe Grillo. I giudici della Suprema Corte ritengono che siano insufficienti le firme raccolte durante i “Vaffaday” organizzati da Grillo. In particolare, i giudici dell’Ufficio centrale della Cassazione per i referendum, dopo aver esaminato tutte le firme raccolte anche in relazione ad ogni quesito tra quelli proposti, hanno giudicato formalmente non corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Di conseguenza nessuno dei tre quesiti referendari proposti avrebbe raggiunto le 500mila firme necessarie. Problemi di natura formale, sui quali lo stesso Grillo potrà “dire la sua” in occasione dell’udienza che la Cassazione ha convocato per il 25 novembre prossimo. La convocazione è stata disposta dal presidente della Commissione per il referendum, il magistrato Corrado Carnevale. Utilizzando il diritto di replica previsto in questi casi per i promotori dei referendum, Beppe Grillo potrà contestare le conclusioni alle quali è giunta la Cassazione e tentare di “salvare” almeno uno dei referendum. Le tre consultazioni popolari proposte dal comico genovese riguardano l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e l’abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv.

Il titolo, ovvero la parte che resterà alla maggior parte degli utenti, sostiene categoricamente due punti: “stop a Grillo” e “firme insufficienti”. Che nella sostanza sono quasi veri. Leggendo tutto l’articolo, cose che comunque fanno in pochi, si può capire perché ho scritto “quasi”. Lo stop è la parte più vera, tra l’altro, perché le procedure sono di fatto bloccate, almeno fino all’udienza del 25 novembre. Quanto alle firme insufficienti (notate il “non ci sarebbero” … scelta impeccabile) si apprende che per un vizio di forma molte firme (altre fonti sostengono centinaia di migliaia) non sarebbero state conteggiate. Quindi si, ai fini del referendum le firme potrebbero non essere sufficienti (dato formale e burocratico), tuttavia, al di là dei vizi di forma, forse le firme effettivamente ci sono (dato reale e politico). L’articolo parla del dato formale lasciando intendere neanche nella realtà ci siano queste firme. E’ una differenza sottile. Quello che rimane, da una lettura superficiale, è che le firme non siano state raccolte in numero sufficiente, che la gente non sia andata a firmare, e quindi che la proposta di referendum sia un fallimento. Se uno guarda i fatti affermati, invece, non può giungere a questa conclusione. Un’altra riflessione può essere espressa sul fatto che non ci sia una dichiarazione in merito di Grillo. Un giornalista anche poco scrupoloso avrebbe riportato almeno una battuta sulla questione. Questo ci autorizza a supporre che l’autore sia ostile a Grillo e, probabilmente, anche al referendum. A questo punto, se le firme reali, quindi non quelle regolari, non fossero sufficienti (è questo il messaggio che vuole lasciare l’articolo) perché non riportarne il numero? Se così fosse l’autore non avrebbe esitato a riportare il numero. Tale omissione è spiegabile semplicemente ammettendo che il numero reale sia maggiore di 500000.

Quindi riassumendo: si fa capire che la proposta di referendum non ha avuto seguito pur non portando alcun fatto a sostegno di questo. Pessimo esempio giornalismo (nessuna dichiarazione di Grillo, nessuna cifra) ma grande esempio di Arte della Disinformazione.

L’articolo è preso da “il Giornale”.

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~ di Gray su novembre 11, 2008.

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